Le principali Cultivar Lucane

LE PRINCIPALI CULTIVAR LUCANE

UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA
DI 27 VARIETÀ DI OLIVO. LE CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE E BIOAGRONOMICHE DELLE PIANTE NONCHÈ I CARATTERI QUALITATIVI DELL’OLIO IN UNO STUDIO CONDOTTO DALL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA BASILICATA CHE MIRA AL RECUPERO DELLE RISORSE. UN MODO PER VALORIZZARLE
E TUTELARLE.

CRISTIANA LOPOMO

 

ANTONIO ROTUNDO – UNIVERSITÀ DELLA BASILICATA

Sono 127 i comuni interessati dalla coltura di olivo, 5 i principali areali di produzione individuabili sul territorio regionale; mediamente “alta” la qualità organolettica degli oli ottenuti. È quanto emerge dallo studio condotto dall’Università degli Studi della Basilicata e realizzato in collaborazione con l’Alsia e il dipartimento Agricoltura e Sviluppo rurale della Regione Basilicata.

L’indagine coordinata dal professor Rotundo, ha coinvolto olivicoltori, associazioni di produttori, tecnici e uffici regionali competenti.

Lo studio passa in rassegna tutte le varietà di olive, mettendone in evidenza le caratteristiche vegeto-produttive delle singole specie, quelle relative alle consigliabili modalità di coltivazione e raccolta e quelle necessarie ad esprimere un’obiettiva valutazione sulle qualità dei diversi oli prodotti.

Sui pendii delle colline materane e del medio AgriBasento predominano essenzialmente due cultivar tra le più

diffuse sul territorio regionale, caratterizzate da un’elevata vigoria e consideate meritevoli di un’ulteriore espansione: l’Ogliarola del Bradano e la Maiatica di Ferrandina.

L’area compresa tra i comuni di Matera, Grottole, Miglionico, Montalbano Jonico, Montescaglioso e Pomarico rappresenta l’ambito produttivo tipico del- l’Ogliarola del Bradano. Si caratterizza per avere drupe con un’alta resa in olio. Per la sua elevata produttività ne risulta consigliato lo sfruttamento in impianti a media densità, mentre per la maturazione medio-precoce delle piante, la raccolta entro la prima decade del mese di novembre.

Per quanto sia consolidata e costante la sua presenza sul territorio regionale, le sue pregevoli caratteristiche vegeto-produttive rendono l’Ogliarola del Bradano cultivar meritevole di ulteriore espansione. Dal fruttato di tipo verde tendente al maturo, dal mix armonioso di dolce, piccante e amaro, viene giudicato un olio meritevole di essere valorizzato commercialmente.

Sempre tra le colline materane, nell’area del medio AgriBasento, tra il territorio di Ferrandina, Aliano e Salandra, oltre a certe zone del Pollino, domina la Maiatica di Ferrandina. È la più diffusa tra le varietà di olive lucane, presente, oltre che in Basilicata, anche in quasi tutte le altre regioni centro-meridionali. Si caratterizza per frutti di elevata resa. Per le particolarità vegeto-produttive, è consigliato il ricorso a forme di allevamento tradizionali.

È cultivar apprezzata e utilizzata sia per la preparazione di olive nere essiccate, sia per l’oleificazione: la raccolta di olive da destinare ai frantoi avviene, generalmente, entro la fine di novembre o la prima decade di dicembre. Complessivamente sono buone le caratteristiche sensoriali riscontrabili nell’olio della Maiatica di Ferrandina, dal fruttato medioleggero di tipo maturo, al gusto dolce, leggermente amaro e piccante.

IL MADE IN BASILICATA

 

ANTONIO ROTUNDO

 Hanno, invece, una diffusione più limitata, ma costante, le cultivar tipiche dell’areale del Pollino: la Sammartinenga e la Spinoso, cultivar caratterizzate da media-bassa vigoria.

La Sammartinenga è presente soprattutto in alcuni comuni del Parco nazionale del Pollino, ma compare sporadicamente, anche, nelle aree collinari più interne. Si caratterizza per frutti a buona resa, ragion per cui, è destinata prevalentemente all’oleificazione. La raccolta è, generalmente, medio-precoce e, quindi, ai fini quantitativi e qualitativi, è consigliabile che non avvenga oltre la prima decade di novembre.

Complessivamente la qualità dell’olio è elevato, dal fruttato leggero di tipo maturo dolce e lievemente piccante. I requisiti vegeto-produttivi delle piante e la qualità dell’olio ottenuto, rendono la Sammartinenga meritevole di trovare utilizzo in nuovi impianti e prospettive nella produzione biologica.

Caratterizzata da vigoria molto contenuta e limitata all’areale di origine nel territorio di alcuni comuni del Pollino,

la Spinoso è destinata prevalentemente allo sfruttamento in impianti di elevata densità. Si distingue per drupe di elevata e costante resa, ha frutti a grappolo ed una maturazione medio-tardiva.

Gli esperti consigliano che la raccolta non avvenga oltre la seconda decade di novembre per ottenere un miglior risultato produttivo in termini sia qualitativi sia quantitativi. Qualità buona anche per quest’olio. Considerato dagli esperti interessante per le caratteristiche sensoriali e compositive e meritevole di essere valorizzato commercialmente, quello ottenuto dalla Spinoso è olio dal fruttato medio intenso di tipo verde con presenza di piccante.

Tutte di media vigoria, Ogliarola del Vulture, Palmarola, Provenzale, Cannellina e Cima di Melfi sono solo alcune tra le più diffuse e tipiche varietà di olive che abitano il fecondo comprensorio del Vulture – Alto Bradano, nel territorio della Provincia di Potenza.

Particolarmente adatta ad impianti ad elevata densità, con forme di allevamento a vaso, l’Ogliarola del Vulture è presente in maniera costante nell’areale di origine e nelle aree interne della regione. Anche l’Ogliarola si caratterizza per drupe di elevata e apprezzabile resa in olio. Generalmente è destinata all’oleificazione, anche se spesso le olive più grosse, dall’evidente buon rapporto polpa-nocciolo, sono essiccate e destinate ad essere consumate fritte.

Per la maturazione medio-tardiva è consigliabile effettuare la raccolta entro la fine del mese di novembre. L’olio che si ricava dall’Ogliarola del Vulture è risultato sempre di buona qualità, dal fruttato medio di tipo maturo, al gusto tendenzialmente dolce, leggermente amaro e dal piccante persistente: per gli esperti merita di essere valorizzato e commercializzato nelle migliori fasce di mercato.

Presente solo in alcuni comuni del Vulture, la Palmarola è cultivar molto apprezzata per le caratteristiche dei suoi frutti, che oltre ad essere destinati all’oleificazione, sono comunemente utilizzati, anche, per la preparazione di olive nere in salamoia.

 

ANTONIO ROTUNDO

 

Le caratteristiche vegeto-produttive delle piante rendono la Palmarola adatta ad impianti di media intensità e forme di allevamento a vaso. Per la maturazione medioprecoce se ne consiglia la raccolta entro la prima decade di novembre. Interessanti sono le caratteristiche compositive e sensoriali dell’olio che risulta complessivamente di buona qualità: dal fruttato medio leggero di tipo maturo con presenza di dolce e lieve mix di amaro e piccante è giudicato dagli esperti meritevole di essere valorizzato commercialmente.

Di buona vigoria la Provenzale, cultivar che si presta ad essere allevata nelle tradizionali forme, anche a vaso. Si caratterizza per produttività elevata e costante e resa in olio attestata su valori medi, la Provenzale dà frutti dalle proporzioni polpa-nocciolo tali da essere destinati quando sono ancora verdi ad essere conservati in salamoia o quando sono maturi ad essere essiccati. La maturazione medio-precoce delle olive destinate ai frantoi rende consigliabile la raccolta entro e non oltre la prima decade di novembre.

Di buona qualità è l’olio: presenta caratteristiche sensoriali e compositive molto interessanti tanto che gli esperti lo giudicano meritevole di commercializzazione. È tipico delle cultivar vulturine il gusto fruttato medio di tipo verde con presenza persistente di piccante, amaro e lievemente dolce.

Cultivar di media vigoria, la Cannellina presenta caratteristiche vegeto- produttive tali da essere adatta ad impianti a media densità con tradizionali forma di allevamento. Le olive di forma ellissoidale, di media pezzatura e di media resa, sono utilizzate prevalentemente per l’oleificazione.

Per la maturazione medio-precoce gli esperti consigliano di effettuare la raccolta entro la prima decade di novembre. L’olio, da un gusto fruttato medioleggero di tipo verde con presenza rilevante e persistente di amaro e piccante, presenta caratteristiche compositive e sensoriali tali da essere considerato di buona qualità. La diffusione della Cannellina appare fortemente condizionata dalla tendenza all’alternanza e dalla particolare sensibilità a mosca, rogna e occhio di pavone.

La Cima di Melfi è cultivar media- mente vigorosa e se ne consiglia l’utilizzo in impianti intensivi e forme di allevamento a vaso. Si distingue per le produzioni elevate e costanti nel tempo e l’elevata resa in olio. La maturazione è medio tardiva, per cui la raccolta avviene preferibilmente verso la fine del mese di novembre.

Molto positivo è il giudizio espresso degli esperti sull’olio della Cima di Melfi: è un prodotto che presenta buone caratteristiche organolettiche, dal fruttato di tipo verde, con sapore amaro e piccante. Ritenuto di qualità, è un olio meritevole di essere valorizzato commercialmente e di ulteriore espansione anche in altri areali regionali ed extraregionali.

IL MADE IN BASILICATA

 

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OLIO LUCANO IGP, DOMANDA RICONOSCIMENTO INVIATA AL MIPAAF

“Aggregazione, tracciabilità, identità territoriale e difesa della tipicità dell’olio extravergine di oliva lucano. Si apre oggi un nuovo capitolo per la storia dell’agroalimentare di qualità della nostra regione con la presentazione della domanda di riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta “Olio Lucano” che l’Associazione di Organizzazioni di produttori del comparto oleario invierà insieme alla documentazione ed al disciplinare di produzione al Mipaaf”.

Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche Agricole e Forestali, Luca Braia nel corso della conferenza stampa che si è svolta presso il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, sede di Matera, cui hanno preso parte i rappresentanti delle Op olivicole costituenti l’Associazione IGP Olio Lucano, il dirigente generale Giovanni Oliva, i dirigenti del Dipartimento Agricoltura e Alsia.

“Abbiamo voluto dare evidenza pubblica – ha continuato l’assessore Braia – alla presentazione del dossier di candidatura della domanda perché giunge a conclusione del percorso intrapreso in questi ultimi due anni dagli uffici dipartimentali insieme ad Alsia ed alle organizzazioni produttive del comparto, per il riconoscimento del marchio Igp e del relativo disciplinare di produzione da parte del Ministero delle Politiche agricole, forestali ed alimentari.

Le sei organizzazioni di produttori (Apo; Olivicola Lucana, Oprol, Assoprol, Olivicoltori lucani e Uprol) che rappresentano insieme oltre 11mila olivicoltori, circa 8300 ettari di uliveti e 35 trasformatori, hanno costituito l’Associazione IGP olio lucano che invia ufficialmente al Mipaaf il dossier contenente le relazioni storica, socioeconomica e tecnica oltre che il disciplinare di produzione con le specifiche atte a delineare l’olio lucano che potrà fregiarsi di tale denominazione di qualità, rispettandone le caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche sia in fase di produzione che di trasformazione.

Il disciplinare di produzione è fortemente orientato ad identificare il prodotto e il territorio regionale oltre che a difenderne la tipicità dalle incursioni esterne di altri oli non italiani. Sono infatti incluse tutte le varietà di olivo regionali autoctone e non e la zona di produzione riguarda tutta la Basilicata. Dai produttori ai frantoiani ai confezionatori, il disciplinare prevede un legame ambientale e sociale con la regione per le caratteristiche che vanno a determinare proprio la qualità del nostro prodotto e la buona reputazione dell’olio lucano sul mercato, che si può far risalire al 1988.

Cinque milioni di piante di olivo in tutto il territorio regionale, per nostra fortuna sane e lontane da problemi che invece affettano le regioni vicine, distribuite su 28mila ettari di territorio, oltre 27 varietà autoctone tra cui le più famose Ogliarola del Bradano delle Colline Materane, la Maiatica di Ferrandina e l’Ogliarola del Vulture.

Sono circa 30mila le aziende e 145 frantoi attivi, gran parte ancora aperti per la campagna olivicola 2017 in corso, in Basilicata presente una DOP riconosciuta per l’olio del Vulture su 46 marchi a denominazione dell’Italia.

Sono questi i numeri del comparto di Basilicata. Produciamo oggi l’1,4% dell’olio nazionale con una previsione stimata per la campagna 2017 di circa 5000 tonnellate. La Basilicata è, per Ismea, tra le poche regioni in ripresa dopo l’anno terribile, in tutta Italia, che è stato il 2016, nel quale si è toccato il punto più basso di produzione di olio, pur avendo raggiunto solo l’anno prima, invece, oltre 8 mila tonnellate.

L’olio extravergine di oliva ha già un marchio, presentato qualche mese fa e frutto di un concorso di idee volto ad interpretare l’olio lucano nelle componenti storia-natura-territorio sintetizzate nel logo vincitore, del giovane designer Danilo Varriale, nell’anfora che in sé contiene le radici e l’albero di ulivo ma anche le onde dei 4 principali fiumi lucani. Una volta ottenuta la denominazione IGP, – ha concluso Braia – le organizzazioni di produttori potranno utilizzare il marchio “Olio Lucano” per la promozione e valorizzazione del prodotto”.

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